Ripresa del Prezzo delle Quote di CO2: Fattori e Implicazioni nel Mercato ETS
Negli ultimi mesi, il prezzo delle quote di emissione di CO2 ha mostrato una ripresa significativa, influenzata da diversi fattori economici e politici.
In Breve
- Qual è l'andamento recente del prezzo delle quote di CO2?
- Il prezzo delle quote di CO2 è risalito a oltre 81 euro dopo un calo a marzo sotto i 67 euro.
- Quali fattori influenzano il prezzo nel mercato ETS?
- Il prezzo è influenzato da dichiarazioni politiche, ritardi nell'attribuzione delle quote e dalla partecipazione di investitori finanziari.
- Qual è la proposta della Commissione Europea sul sistema ETS?
- La proposta prevede il prolungamento dell'eliminazione delle quote gratuite fino al 2038 e obblighi di investimento nella decarbonizzazione.
Negli ultimi mesi, il mercato europeo delle emissioni di CO2 ha mostrato segnali di ripresa, con il prezzo delle quote che ha superato gli 86 euro a tonnellata il 22 luglio, per poi stabilizzarsi poco sopra gli 81 euro. Questo aumento è avvenuto dopo un calo significativo, che a marzo aveva portato il valore sotto i 67 euro, evidenziando una ripresa di circa il 30% in quattro mesi.
Il mercato ETS (Emission Trading System) funziona attraverso l’assegnazione di permessi di emissione, sia gratuiti che tramite aste pubbliche. Questi permessi possono essere scambiati in un mercato secondario, dove il prezzo è influenzato principalmente dal rischio regolatorio. Nei primi anni del sistema, lanciato nel 2005, l’eccesso di quote assegnate gratuitamente e la riduzione delle emissioni dovuta alla crisi del 2008 avevano creato una scarsità più teorica che reale. Per esempio, nel 2017, il prezzo dell’EUA (European Union Allowance) si aggirava intorno ai cinque euro, mentre dal 2022 è stabilmente sopra i 70 euro, raggiungendo oltre i 90 euro a gennaio 2026.
Un forte calo all’inizio del 2026 è stato in parte attribuito alle dichiarazioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha espresso la possibilità di rivedere o sospendere il sistema ETS. Questa dichiarazione ha causato una perdita di quasi il 20% nel prezzo dall’inizio dell’anno, considerata un’anomalia legata al rischio regolatorio, all’interno di una tendenza di lungo periodo al rialzo.
La ripresa del prezzo è stata ulteriormente influenzata da ritardi nell’attribuzione delle quote gratuite. I nuovi benchmark per il periodo 2026-2030 sono stati definiti solo a fine giugno, e le assegnazioni per il 2026 hanno subito un ritardo di circa tre mesi. Questo ha lasciato il mercato senza le quote necessarie che molte imprese avrebbero utilizzato per rispettare gli obblighi relativi al 2025, con scadenza a settembre.
Un altro fattore che ha spinto il prezzo al rialzo è stata la partecipazione degli investitori finanziari alle aste. In Italia, circa 680 soggetti sono coinvolti nel sistema ETS, ma solo 25 attori partecipano alle aste, di cui quasi la metà sono finanziari. La presenza di investitori finanziari ha aumentato la liquidità del mercato, ma ha sollevato interrogativi su chi debba partecipare direttamente alle aste.
Il 17 luglio, la Commissione Europea ha presentato una proposta di revisione del sistema ETS, che prevede, tra l’altro, il prolungamento dell’eliminazione delle quote gratuite fino al 2038 e l’obbligo di investimenti industriali nella decarbonizzazione per mantenere il diritto a riceverle. Questa proposta è stata criticata da esperti del settore, che sostengono che allunga le assegnazioni gratuite senza riportare il sistema al modello originario, in cui le eccedenze restavano all’interno del sistema industriale come ricavo per chi riduceva le emissioni.
Il testo della proposta dovrà essere discusso dal Parlamento Europeo e dagli stati membri, con l’obiettivo di raggiungere un accordo nel primo trimestre del 2027. I tempi e il contesto politico, comprese le prossime elezioni regionali in Germania e le attuali posizioni politiche in Francia, insieme alla pressione delle associazioni industriali, sono considerati fattori chiave per il negoziato sulla riforma.
