Rincari nei Mutui: Un Aumento di 540 Euro all’Anno per i Nuovi Contratti
Chi stipula un mutuo a ottobre potrebbe pagare fino a 540 euro in più all’anno rispetto a chi lo ha fatto a febbraio, a causa dell’aumento dei tassi di interesse.
In Breve
- Qual è l'aumento medio dei mutui per i nuovi contratti?
- L'aumento medio è di 540 euro all'anno per i nuovi contratti stipulati a ottobre.
- Quali fattori hanno causato l'aumento dei tassi di interesse?
- L'aumento è dovuto alla risalita dell'Irs e dell'Euribor, oltre all'innalzamento dei tassi ufficiali della Banca Centrale Europea.
- Come influiscono i nuovi tassi sui mutui a lungo termine?
- I nuovi tassi previsti potrebbero portare a un esborso maggiore di 1.414 euro per un mutuo variabile stipulato a ottobre rispetto a uno stipulato a febbraio.
Un’analisi recente rivela che chi stipula un mutuo a ottobre per un importo di 130.000 euro e una durata di 25 anni si troverà a sostenere un costo complessivo significativamente più elevato rispetto a chi ha firmato il contratto a febbraio. In particolare, la differenza può raggiungere quasi 13.500 euro nell’arco dei 25 anni, equivalenti a circa 540 euro all’anno.
Questo confronto si basa su due mutui con lo stesso importo e durata, ma con tassi di interesse differenti a causa del momento di stipula. La simulazione considera il mix delle scelte contrattuali dei mutuatari italiani, con l’85% che opta per un tasso fisso e il 15% per un tasso variabile. L’esborso complessivo stimato per il mutuo medio stipulato a febbraio è di 187.765 euro, mentre per quello acceso a ottobre si attesta a 196.865 euro, con una differenza di 9.100 euro sulle 300 rate. Se i tassi fossero rimasti ai livelli di febbraio, l’esborso sarebbe stato di circa 183.376 euro, ovvero 13.489 euro in meno rispetto al mutuo di ottobre.
Il peggioramento delle condizioni economiche è attribuibile all’aumento sia dell’Irs, il tasso di riferimento per i mutui a tasso fisso, sia dell’Euribor, utilizzato per i mutui a tasso variabile. Inoltre, il 10 settembre, la Banca Centrale Europea ha aumentato i tassi ufficiali di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%. Questa stretta è stata giustificata dalle pressioni inflazionistiche legate al conflitto in Medio Oriente, senza indicazioni sulle prossime mosse.
Nel segmento a tasso fisso, il miglior tasso medio è passato dal 2,982% di febbraio al 3,49% previsto per ottobre. Questo ha comportato un aumento della rata da 615 euro a circa 650 euro, con un rimborso complessivo che cresce da 184.577 euro a 195.034 euro, per un incremento medio di 10.457 euro (circa 418 euro all’anno). Per quanto riguarda il tasso variabile, il tasso è calcolato come somma di uno spread dello 0,60% e della media tra Euribor a uno e a tre mesi. A febbraio, il tasso era pari al 2,58% (con una rata di 589 euro) e nella simulazione raggiunge il 3,24% a ottobre (con una rata di 632 euro, +43 euro). Confrontando rata per rata fino a settembre, la somma delle differenze tra febbraio e ottobre è di 160 euro; il tasso variabile supera la rata del fisso di febbraio solo da settembre e, nel complesso delle nove mensilità considerate, mantiene ancora un vantaggio di 81 euro.
Per un orizzonte più lungo, la simulazione utilizza la curva dei future sull’Euribor disponibile a metà settembre. Si prevede che il tasso variabile salirà al 3,93% nel 2029 e al 4,25% nel 2036, portando la rata a circa 679 euro e poi a circa 695 euro. Con queste ipotesi, il mutuo variabile stipulato a febbraio comporterebbe un esborso di 205.825 euro, mentre quello di ottobre salirebbe a 207.239 euro, con un incremento di 1.414 euro. In uno scenario in cui i tassi fossero rimasti invariati dai livelli di febbraio, il costo aggiuntivo sul variabile arriverebbe a 30.673 euro (1.227 euro all’anno). L’aumento si concentra soprattutto nella prima parte dell’ammortamento, quando il capitale residuo è più elevato.
Roberto Anedda, responsabile dell’analisi dei mercati finanziari, commenta: «Tutti gli scenari a medio termine stimano tassi di interesse in rialzo. Le tensioni sul mercato energetico restano elevate e questo porterà ad alzare i costi. Si tratta di extracosti che possono trasformarsi in migliaia di euro lungo la vita del mutuo, a fronte di una situazione reddituale delle famiglie italiane che non ha neanche assorbito i picchi dell’inflazione del 2022-2023. Inevitabilmente questa situazione si rifletterà presto in una contrazione delle erogazioni». Infatti, le compravendite di abitazioni hanno già mostrato una prima frenata nel secondo trimestre del 2026; per valutare compiutamente l’impatto dei tassi sulle erogazioni e sul mercato immobiliare sarà necessario attendere le statistiche di fine anno.
Oltre ai mutui, la simulazione indica altri costi aggiuntivi attesi per l’autunno 2026 per una famiglia media: spesa per carburante +324 euro (consumo familiare ipotizzato di 1.000 litri l’anno), bolletta elettrica +114 euro (consumo annuo di 2.187 kWh, profilo Arera 2024, PUN assunto pari ai valori parziali di settembre) e bolletta del gas +180 euro (consumo annuo di 678 Smc, PSV assunto ai valori di settembre).
