Finanza

Francia: Tensione sui Titoli di Stato tra Rischio di Declassamento e Pressioni sui Conti Pubblici

La Francia affronta un possibile declassamento del rating sovrano, con impatti significativi sui suoi titoli di Stato e sull’economia.

di redazione|
Categorie: Finanza
Titoli di Stato Francesi

In Breve

Qual è il rischio di declassamento per la Francia?
Moody's potrebbe declassare il rating sovrano della Francia da Aa3 a A1.
Qual è l'attuale rendimento dei titoli di Stato francesi?
Il rendimento dei titoli di Stato decennali francesi ha raggiunto il 5,142%, il più alto dal 2002.
Qual è la situazione del debito pubblico in Francia?
Il rapporto debito/PIL della Francia si avvicina al 120%, con un deficit stimato al 5,3% per quest'anno.

La Francia si trova in una fase critica riguardo ai suoi titoli di Stato, con l’agenzia di rating Moody’s che potrebbe declassare il rating sovrano dall’attuale Aa3 a A1. Questo evento, già in parte prezzato dai mercati, ha portato a un significativo ampliamento dello spread tra i Bund tedeschi e i titoli di Stato francesi (OAT), che ha raggiunto i 177 punti base, il livello più alto dal 2011. Inoltre, il rendimento dei titoli di Stato decennali francesi ha toccato il 5,142%, il valore più elevato dal 2002, segnalando un allargamento dello spread a due anni come un serio campanello d’allarme.

Il contesto economico è ulteriormente complicato dall’aumento dell’offerta di debito. Attualmente, i titoli di Stato francesi in circolazione ammontano a circa 2.900 miliardi di euro, di cui 2.700 miliardi a lungo termine e 200 miliardi a breve, rappresentando almeno 1.000 miliardi in più rispetto al 2016. Gli investitori percepiscono gli OAT come esposti a rischi multipli, tra cui l’incertezza politica legata alle imminenti elezioni presidenziali e alle possibili tensioni sociali. La crescita economica è prevista debole, attorno allo 0,5% per quest’anno, con una previsione fragile di circa l’1% nel 2027, a meno di un rilancio della competitività e di riforme significative.

Per il prossimo anno, è previsto un piano di emissioni lorde di circa 340 miliardi di euro, la cui riuscita dipenderà dalla tenuta degli investitori non residenti, che attualmente detengono il 59,7% dei titoli di Stato negoziabili. Un ulteriore fattore di preoccupazione è l’erosione del supporto della Banca Centrale Europea (BCE), con lo stock di titoli di Stato francesi nel portafoglio PSPP che è sceso da 400 miliardi a dicembre 2025 a 360 miliardi a settembre di quest’anno.

Nonostante la sostenibilità del debito non sembri immediatamente a rischio, il rapporto debito/PIL si avvicina al 120%, rispetto al 70% del 2011. Il deficit/PIL è stimato al 5,3% per quest’anno, con previsioni che lo vedono attorno al 5% nel 2027, mentre il deficit commerciale supera i 70 miliardi di euro. Le agenzie di rating S&P e Fitch hanno già attribuito alla Francia una valutazione A+, e le loro revisioni potrebbero cambiare le prospettive da stabili a negative, aprendo la strada a ulteriori declassamenti, un esito che alcuni economisti considerano probabile fino a una tripla Baa alta.

Dal punto di vista politico, una vittoria del Rassemblement National potrebbe generare problemi senza precedenti. L’assenza di una maggioranza parlamentare potrebbe portare a un blocco su riforme e consolidamento fiscale, rendendo necessarie verifiche sulla fattibilità delle promesse di risparmi netti per 140 miliardi di euro entro il 2032. Il calendario di emissioni è relativamente leggero fino alla fine dell’anno, con l’84% del programma di emissioni nette già raggiunto a fine settembre (260 miliardi raccolti su 300). La presenza di banche e compagnie di assicurazione ben capitalizzate, che detengono rispettivamente il 10,5% e il 9,2% dei titoli di Stato francesi, può offrire un parziale cuscinetto contro forti vendite da parte di investitori esteri. Inoltre, resta disponibile lo strumento di protezione della trasmissione (TPI) della BCE per sostenere il mercato.

redazione

Autore della redazione de Il Faro Economico.