Proteste degli autotrasportatori: il Mezzogiorno in crisi
Le proteste degli autotrasportatori contro il caro carburanti stanno causando gravi disagi alle filiere produttive del Mezzogiorno, con conseguenze dirette sulla disponibilità di beni nei supermercati.
In Breve
- Qual è la causa principale delle proteste degli autotrasportatori?
- Le proteste sono causate dall'aumento dei prezzi del carburante.
- Quali sono le conseguenze delle proteste sulle filiere produttive?
- Le filiere produttive del Mezzogiorno stanno subendo blocchi e rallentamenti, causando carenze nei supermercati.
- Cosa sta facendo il governo per affrontare la situazione?
- È previsto un incontro tra i rappresentanti degli autotrasportatori e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Le recenti mobilitazioni degli autotrasportatori contro l’aumento dei prezzi del carburante stanno avendo un impatto significativo sulle filiere produttive del Mezzogiorno. Le strade sono bloccate da camion carichi di prodotti deperibili, mentre le aziende agricole si trovano con celle frigorifere piene e i supermercati iniziano a registrare carenze sugli scaffali.
Le proteste interessano autostrade, accessi alle città e collegamenti con le piattaforme logistiche. A Milano è previsto un incontro tra i rappresentanti del settore e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, per cercare di trovare una soluzione alla crisi.
In Puglia, la Coldiretti regionale ha denunciato che le consegne sono bloccate o fortemente rallentate. Questo ha portato a difficoltà operative nelle piattaforme della grande distribuzione, con prodotti come ortofrutta, funghi e fiori lasciati nelle aziende e camion già carichi impossibilitati a proseguire, aumentando il rischio di scarti. Non va dimenticato che l’85% delle merci destinate agli scaffali viaggia su strada, evidenziando la vulnerabilità del sistema distributivo.
In Molise, in particolare a Termoli, diversi supermercati segnalano problemi di approvvigionamento nei reparti di frutta, verdura e prodotti da forno. A Campobasso, camion e trattori hanno raggiunto il centro cittadino, causando disagi alla circolazione.
In Campania, la protesta ha interessato collegamenti autostradali e il porto di Napoli, dove alcuni tir hanno bloccato il varco Bausan. Le code sono state segnalate tra Villa Literno-Pomigliano e la barriera di Napoli Nord, così come tra la barriera e Caserta Nord. Sull’A30 si sono registrati tre chilometri di coda tra Maddaloni e il bivio con l’A1. La mobilitazione, partita intorno a mezzanotte nella zona di Caianello, ha richiesto l’intervento della Polizia stradale e del personale di Autostrade per l’Italia.
In Puglia, un corteo partito da Altamura con circa 35 motrici ha puntato alla sede della presidenza regionale per chiedere un incontro con il presidente. Presidi e blocchi sono stati attivati anche sulla provinciale 231 vicino a Corato. In Calabria, Fedralog ha istituito un presidio sulla statale 18 a Fuscaldo, con decine di camion che occupano la carreggiata, rallentando il traffico per brevi intervalli e lasciando passare i veicoli e i soccorsi. A Scalea, studenti e insegnanti hanno manifestato in solidarietà.
In Basilicata, i tir presidiano gli accessi stradali a Potenza Est, Potenza Ovest e nella zona industriale di Tito, mentre sulla Jonica nel Metapontino si segnalano disagi senza blocchi. I distributori di carburante mostrano segni di normalizzazione dopo le difficoltà dei giorni scorsi, ma la situazione rimane critica per le produzioni deperibili in Sicilia.
Il Comitato trasportatori siciliani ha offerto di favorire la ripartenza dei carichi ortofrutticoli via terra attraverso lo Stretto di Messina per svuotare le celle frigorifere, con particolare attenzione all’uva Italia in una fase cruciale della stagione commerciale. Il coordinatore del Comitato, Salvatore Bella, ha precisato che il fermo riguarda i servizi nei porti e i mezzi delle imprese aderenti lasciati nei parcheggi, dichiarando che il Comitato non attua blocchi stradali e lascia libere le aziende che intendono viaggiare.
Le difficoltà nei rifornimenti hanno allertato anche le aziende siciliane di autobus. Anav Sicilia segnala il rischio che le scorte di gasolio diventino insufficienti se le consegne non riprenderanno, con la possibile necessità di concentrare il carburante sui collegamenti essenziali per studenti e lavoratori, pur senza uno stop generalizzato delle corse al momento.
Le rivendicazioni delle imprese includono il costo del gasolio, l’accesso alla liquidità e la riduzione dei margini. Questa vertenza, oltre a influenzare i bilanci delle imprese di autotrasporto, si sta propagando alla continuità delle forniture e dei servizi, con impatti simultanei su chi produce, trasporta e vende.
