Lavoro

Ex Ilva: l’indotto in crisi con il rischio di mille licenziamenti

L’indotto dell’ex Ilva è in difficoltà a causa della fermata dell’area a caldo, con il rischio di circa mille licenziamenti.

di redazione|
Categorie: Lavoro
Crisi dell'indotto ex Ilva

In Breve

Qual è la causa della crisi nell'indotto dell'ex Ilva?
La crisi è causata dalla fermata dell'area a caldo del siderurgico, imposta dalla Corte d'Appello di Milano.
Quanti lavoratori sono a rischio licenziamento?
Circa mille lavoratori sono a rischio licenziamento a causa della situazione attuale.
Quali misure stanno adottando le aziende colpite?
Le aziende stanno ricorrendo alla cassa integrazione e annunciando licenziamenti collettivi.

L’indotto dell’ex Ilva sta affrontando una crisi senza precedenti a seguito della decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha imposto la fermata dell’area a caldo del siderurgico entro la fine di ottobre. Questa misura, che entrerà in vigore 90 giorni dopo il 27 luglio, ha già iniziato a produrre effetti devastanti sul mercato del lavoro locale.

Secondo un’associazione di imprese dell’indotto, si prevede che nei prossimi giorni verranno ufficializzati licenziamenti collettivi che coinvolgeranno circa mille lavoratori, distribuiti su tre o quattro aziende. Inoltre, il 30% di questo impatto è già visibile attraverso il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato.

Tra le aziende colpite, Peyrani spa ha annunciato la sospensione di 55 lavoratori, ricorrendo alla cassa integrazione ordinaria. Anche Itelyum-Castiglia ha fermato la produzione e la logistica, interrompendo le operazioni di scarico delle materie prime al porto, con la conseguente sospensione di 70 addetti, di cui 16 a tempo determinato. Semat Engineering, invece, ha richiesto il rinnovo della cassa integrazione per oltre 200 dipendenti a causa dello stop alle batterie delle cokerie, un’interruzione che dura da diversi mesi.

Nonostante le difficoltà, l’azienda che gestisce l’impianto ha dichiarato che la data di fermata non è ancora definita e che le misure operative sono in fase di pianificazione. Prossimamente sono attese tre convocazioni importanti: una con i sindacati per discutere le modalità e le tempistiche della fermata, una con il governo per esaminare il futuro dell’ex Ilva e una con il Tavolo Taranto per la nuova industrializzazione.

In questo contesto di crisi, emergono anche proposte imprenditoriali locali. Il presidente di un gruppo metalmeccanico ha sollecitato il governo a salvare e trasformare tecnologicamente l’area a caldo, coinvolgendo l’imprenditoria locale. Inoltre, il consiglio di amministrazione dell’azienda ha deliberato un impegno di un milione di euro per partecipare a una cordata finalizzata all’acquisizione e al rilancio dello stabilimento.

Dal punto di vista legale, Ilva e Acciaierie d’Italia hanno presentato un ricorso straordinario in Corte di Cassazione, chiedendo una sospensiva alla Corte d’Appello. Acciaierie d’Italia contesta che la misura disposta dalla Corte d’Appello abbia sostituito le misure rimediali previste dal Tribunale, limitando la possibilità di evitare la sospensione delle attività produttive.

redazione

Autore della redazione de Il Faro Economico.